Lavoro, dopo cinquant'anni ora serve un nuovo statuto dei lavoratori - Giuliano Pennisi, Secolo XIX

PER UN NUOVO STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI

Il 20 Maggio 2020 lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori ha compiuto 50 anni. E non li dimostra!


Negli anni gli interventi di modifica hanno riguardato quasi esclusivamente la riforma dell’art. 18 che disciplina la materia dei licenziamenti. Vi è stato un dibattito acceso tra chi voleva ampliarne la portata e chi voleva ridimensionare le conseguenze del licenziamento illegittimo.


Alla fine il compromesso ha codificato una disparità di trattamento tra i lavoratori assunti prima del 7 Marzo 2015 e quelle assunti dopo.


Un dualismo inaccettabile che ritengo dovrà essere superato.


Lo Statuto in 41 articoli chiari, e di facile comprensione anche per i non addetti ai lavori ha previsto tutta una serie di diritti che restano un caposaldo fondamentale per la regolamentazione del lavoro in fabbrica.


Basterà ricordare fra gli altri:

- l’art. 1 sulla libertà di opinione;

- l’art. 5 sul divieto di accertamento di diritto da parte del datore di lavoro sulla malattia e gli infortuni del lavoratore;

- l’art. 8 sul divieto di indagine sulle opinioni dei lavoratori;

e ancora

- gli articoli 15 e 16 sul divieto di trattamenti discriminatori.


La Costituzione, come è stato sostenuto, è entrata in fabbrica e forse ancora oggi è importante non dimenticarlo.


Nel frattempo il mondo del lavoro è profondamente cambiato e continua a cambiare dovendo far conto non solo con le nuove tecnologie, ma anche con i rischi di pandemie come abbiamo constatato in questi ultimi mesi.


E allora c’è sicuramente bisogno di una protezione del lavoro aggiornata al XXI Secolo.


Nell'era della globalizzazione e dell’automazione diventa assolutamente necessaria una rete efficiente di orientamento e di formazione professionale atta a favorire nuove opportunità di lavoro e anche mobilità tra posto di lavoro e altra occasione.


Ruolo fondamentale l’avrà una nuova e ampliata formazione professionale non solo per i lavoratori licenziati e/o in cassa integrazione ma anche durante il rapporto di lavoro per un fondamentale accrescimento professionale.


Fino ad oggi la formazione ha garantito forse più i docenti che i lavoratori.


Bisogna mettere in campo una formazione più qualificata, più rigorosa più attenta a quelle che sono le nuove opportunità di lavoro.


Un ruolo fondamentale lo dovrà avere una rinnovata contrattazione collettiva capace di allargare il suo spazio di intervento.


Occorre anzitutto che sia regolata la rappresentanza sindacale per evitare il prolificarsi di accordi al ribasso con la benevolenza di qualche sindacato di comodo.


E’ fondamentale un cambiamento culturale.


L’evoluzione dell’industria 4.0, lo smart working etc., dovranno camminare di pari passo con un nuovo rapporto tra lavoratori e impresa che superi e archivi la stagione del conflitto.


E poi dovrà intervenire anche il legislatore rinunciando alla produzione abnorme degli ultimi anni, sempre ipertrofica e volabile, attuando una radicale semplificazione delle norme che regolamentano il lavoro.


E’ una bella sfida per i prossimi anni.L’insegnamento dello Statuto potrà essere ancora molto utile.


GIULIANO PENNISI - Avvocato Lavorista

già docente di Diritto del Lavoro presso l’Università di Genova


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GIULIANOPENNISI_secolo
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